Rosolaccio

Rosolaccio

Ho raccolto nel mese di giugno i petali di papavero selvatico o rosolaccio e li ho messi a seccare, sono diventati di un rosso scuro, anche se ne ho raccolti tanti, in essiccamento si sono più che dimezzati, quindi la raccolta deve essere abbondante.

Caratteristiche generali papavero selvatico

II Papavero selvatico, pianta erbacea annuale spontanea il cui nome sceintifico è Papaver rhoeas appartiene alla famiglia delle Papaveraceae ed è una specie cosmopolita che ritroviamo un po’ ovunque in Asia, in Africa ed in Europa, nelle zone a clima temperato.

I fiori sono grandi, solitari, portati da lunghi peduncoli e si formano o all’apice del fusto o all’ascella delle foglie. Sono formati da due sepali che cadono quando si aprono i 4 petali di colore rosso sangue che alla base di solito hanno una macchia nera. Sono ermafroditi, sprovvisti di nettare (caratteristica di tutte le Papaveraceae) di conseguenza l’impollinazione avviene tramite gli insetti che sono attirati dai colori vivaci dei fiori e non dal nettare.

I frutti sono delle capsule ovoidali che contengono i semi che si diffondono in seguito a forti scosse di vento perchè i pori si trovano nella parte alta della capsula che una volta matura non si piega.

Parti utilizzate della pianta

Del papavero selvatico (rosolaccio) si usa tutta la pianta raccolta prima della fioritura anche se i petali rossi sono quelli maggiormante utilizzati. Appena raccolti, di solito tra maggio e luglio, vengono subito essicati all’ombra ed in ambienti caldi e ventilati. Una volta secchi i petali diventano di colore rosso ancora più intenso e si conservano in recipienti ermetici di vetro o porcella e al buio.

Come si usa

Per uso interno i petali possono essere usati come infuso o decotto come blando sedativo. Infatti le sue proprietà calmanti e leggermente narcotiche sono dovute agli alcaloidi presenti che fanno si che venga usato contro l’insonnia, per la tosse insistente, la pertosse e l’asma bronchiale.

Secondo alcuni per uso esterno l’infuso dei petali farebbe bene nei casi di mal d’orecchio o ascessi dentali.

I semi sono l’unica parte della pianta priva dei principi attivi, sono infatti anche commestibili e usati nell’industria dolciaria ed in panetteria. Da essi si estrae un olio considerato molto pregiato ed ottimo come lenitivo ed emolliente.

I cataplasmi caldi degli infusi dei fiori sono ottimi applicati sulle palpebre come antiinfiammatorio. E’ anche un tonico contro le rughe: si fanno macerare 50 gr di fiori in mezzo litro di acqua bollente per mezz’ora, quindi si filtra e si spremono bene i fiori. Con il liquido ottenuto si fanno degli impacchi al mattino ed alla sera per alcuni giorni. Non è necessario prepararlo ogni volta. La parte rimanente può essere conservata in frigorifero.

Gli antociani presenti rendono i petali ottimi come coloranti. Come colorante si usa il fiore intero in questo modo: si prende ad esempio un maglione che si vuole tingere e si immerge in un decotto di fiori lasciati in infusione per qualche ora poi si fa bollire per tre quarti d’ora. Quindi si lascia raffreddare con il capo in ammollo. Come mordente si usa l’allume di potassio.

In cucina i germogli di rosolaccio sono ottimi anche crudi ad insalata. Possono anche essere cotti con le minestre o polenta oppure fritti con farina e uova per fare delle frittelline.

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Informazioni su Giuseppe Fasulo

Esperto in tecniche di survival e bushcraft dal 1996, dal 1994 svolge attività di guida escursionistica professionista, dal 2010 referente nazionale del Settore Survival CSEN, dal 2018 svolge attività di formatore professionista

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