| |
I Monti
Sibillini sono attorniati da fiabe magiche e leggende,
che tra i secoli XIV e XVI grazie a scrittori, cavalieri erranti, poeti,diventano
celebri in tutta Europa, le due leggende più famose sono "La grotta
della Sibilla" e "Il lago di Pilato". LA
GROTTA DELLA SIBILLA (la leggenda)  La
Sibilla, secondo alcune versioni in particolare autori
francesi e tedeschi era una profetessa, una maga alcina,
che era stata esiliata in un punto orribile dei Monti
Sibillini esattamente alla bocca dell'inferno
e che fosse incapace di morire fino al giudizio
universale in quanto si era ribellata a Dio. Secondo altre versioni
in particolare di autori italiani e la tradizione locale
era una bella donna, dignitosa, una fata buona. La Sibilla abitava
in una grotta dove aveva il suo regno, da cui il nome la grotta della Sibilla,
questa grotta si trova sul Monte Sibilla facente parte della catena montuosa
dei Sibillini, a quota m. 2175 sul versante sud. Un cavaliere errante francese,
Antoine De La Sale, fece una escursione alla Grotta della Sibilla
nel maggio del 1420, e sulla base di alcune testimonianze
ci racconta: la grotta aveva un entrata angusta, un masso ne
ostruiva il passaggio, per cui era necessario scendere carponi
verso l'interno. Subito si incontrava un vano quadrato scavato nella
roccia, attraverso il quale filtrava appena
qualche raggio di luce. Per proseguire
bisognava infilarsi uno strettissimo tunnel, che correva a precipizio
nel cuore della roccia. Antoine De La Sale non proseguì
oltre il vano quadrato, altri giovani di Montemonaco
avevano proseguito oltre, muniti di lunghissime corde, di
fiaccole, di pietre focaie e di viveri per cinque giorni. Essi scesero per
circa tre miglia lungo il tunnel che allungandosi diventava
poi un ampio corridoio. Il silenzio era di tomba, il buio densissimo.
A un tratto un vento violentissimo irruppe da una
fessura che tagliava la caverna. I cinque giovani non furono in grado di
fare un passo avanti, rischiavano di essere rapiti dal vortice come
fuscelli. Le raffiche di vento li respingeva e raggelava,
ed essi, abbandonata ogni cosa scapparono inorriditi. Altri curiosi
erano stati in grado di
superare la foce del vento, un prete sempre di Montemonaco un certo Antonio
Fumato, aveva accompagnato due tedeschi molto più in là
della vena del vento, secondo la narrazione del
prete il vento cessa dopo circa 30 metri, si continua a
camminare facilmente fino a quando non ci si imbatte in un ponte
di materia misteriosa, lunghissimo e non più largo di un piede, sotto
il ponte si apre un baratro senza fondo, percorso
da un fiume fragorosissimo, ma ecco il magico incanto
appena uno mette piede sul ponte, questo si allarga, e sempre
più l'abisso rimpicciolisce il fragore del fiume progressivamente si spegne.
Al di là del ponte la grotta si apre in un pianoro
che sembra una galleria fantasmagorica attraversata da una strada
comodissima, dove questa termina ci sono due dragoni
l'uno di fronte all'altro scolpiti su materia scintillante, vivissimi
nelle forme magiche ma immobili nella loro suprema solennità,
i loro occhi sono luminosissimi fari che rischiarano
tutt'intorno. Oltre i due dragoni si apre un corridoio
strettissimo lungo cento passi, che immette su uno spiazzale quadrangolare.
Lì sono due porte in metallo che sbattono
violentemente l'una contro l'altra, tanto che schiaccerebbero
chi le volesse attraversare, i
due tedeschi tentarono di varcarle precipitosamente e vi riuscirono, ma
il prete li attese invano per lungo tempo. Un cavaliere che veniva
dalla Germania con il suo scudiero, di
ritorno dal suo fantastico viaggio nelle viscere dell'antro, narrò
che dopo le porte metalliche, vi è una porta
fastosissima e che la grotta, quasi fosse di cristallo, brilla
di mille luci riflesse al chiarore delle torce quand'ecco una voce
maliziosa li raggiunge e li interroga. Alla risposta
del cavaliere le porte si
aprono, e una regina scintillante, con una moltitudine di damigelle
e di giovani, lo accoglie festosa, tra lo
sfolgorio abbagliante di vesti e di gioielli, è
il paradiso della Sibilla, la regina ricolma
il cavaliere tedesco di squisitissime gentilezze e lo conduce per sale scintillanti...
(continua) Nella leggenda del cavaliere
detto il Guerin Meschino scritto da Andrea di Barberino nel
1410, il cavaliere è alla ricerca dei genitori, e
sapendo che la Maga Sibilla era una profetessa, era l'unica
a conoscere chi erano i suoi genitori, raggiunse
la grotta e vi rimase un anno la Sibilla allietava
il cavaliere in tutti i modi possibili, ma non doveva superare
il 365 giorni, altrimenti sarebbe rimasto della grotta
fino alla fine dei tempi e avrebbe perso la sua
anima, così riuscì ad andare via dalla
grotta e a trovare i suoi genitori.
LA
GROTTA DELLA SIBILLA (oggi) Ci
furono dei tentativi per allargare la grotta
utilizzando degli esplosivi, ma a causa di persone incompetenti, fecero
crollare rovinosamente le pareti, attualmente la grotta
è composta da una cavità costituita da
una sala interna di 4 metri di altezza a pianta quadrata
alla quale si accede attraverso una piccola strettoia, la sala
interna continua verso il basso attraverso un pozzo profondo di circa 4 metri. IL
LAGO DI PILATO (meta di negromanti) Sotto
la cresta del M.Vettore nella parte occidentale a 1940 metri di altitudine
si trova il Lago di Pilato, di origine glaciale, varie sono le leggende
sul lago: la prima e più antica lo descrive come un lago, che
fin dalla notte dei tempi, era consacrato
ai diavoli che vi abitavano, nessuno poteva avvicinarsi
eccetto i negromanti, successivamente fu costruito
un muro di cinta, perchè nessuno, neppure i negromanti, potevano accedervi.
La città di Norcia per evitare di essere distrutta dalle tempeste,
doveva ogni anno scegliere un suo abitante e gettarlo in pasto ai
demoni del lago, che famelici subito lo sbranavano si
narra che un prete, sorpreso lassù
da alcuni montanari durante i suoi esercizi negromantici, fosse stato condotto
a Norcia e quindi, torturato e bruciato vivo e come un altro per lo stesso motivo,
fosse stato fatto a pezzi e gettato nel lago...(continua) IL
LAGO DI PILATO (tomba di Ponzio Pilato) Secondo
Antoine De La Sale, la gente del luogo narra che Tito Vespasiano,
dopo aver distrutto Gerusalemme, portò con sé a Roma Pilato,
facendolo uccidere davanti al popolo Pilato prima di morire,
chiese all'Imperatore una grazia, che il suo cadavere, posto su un
carro trainato da buoi, fosse lasciato in balia della sorte. L'Imperatore
accondiscese, ma volle che alcuni suoi inviati seguissero il carro per tutta
la sua avventurosa corsa. I buoi trafelati, giunsero fino
ai Monti Sibillini e qui, precipitosi, si
tuffarono nelle onde rosseggianti del nostro lago
col corpo di Pilato, che scomparve per sempre nelle viscere lacustri.
Per chi volesse approfondire l'argomento
sulle leggende si consiglia di leggere il libro "Le Leggende dei
Monti Sibillini" di Giuseppe Santarelli, "Voce
del Santuario Madonna dell'Ambro" Montefortino (AP)-Edizioni, da cui sono
tratti gli stralci dei testi sopraccitati.
|